Menopausa: che fare?

In effetti, anche se molte donne hanno imparato a vivere il climaterio come un nuovo punto di partenza, occorre spesso fare i conti con sintomi fastidiosi (si presentano nell’80% dei casi), che si manifestano ancora prima della fine del ciclo mestruale. Con l’aiuto degli esperti, facciamo quindi il punto sulle soluzioni più efficaci e innovative per far fronte ai problemi più diffusi. 

Spegni le caldane 

Un forte calore che all’improvviso prende il petto, il collo e il volto, accompagnato da sudorazione e battiti cardiaci accelerati. Pur durando pochi minuti, può ostacolare le normali
attività quotidiane mentre di notte ti spezza il sonno. Così si manifestano le 

    

vampate, il sintomo più spesso associato alla menopausa. 

«Il calo degli ormoni estrogeni che si verifica con la scomparsa del ciclo mestruale interferisce con il sistema nervoso centrale e in particolare con il centro della termoregolazione
che ha sede nell’ipotalamo, mandandolo in tilt», spiega il dottor Franco Vicariotto, ginecologo consigliere della Società italiana della menopausa e fondatore della Sifiog (Società Italiana di fitoterapia e integratori in ostetricia e ginecologia). 

«Per contrastare le caldane, la soluzione ideale è la terapia ormonale sostitutiva, da utilizzare alla minima dose necessaria a controllare il disturbo. Non tutte le donne, però, vogliono assumere ormoni che, tra l’altro, sono controindicati a chi ha avuto un tumore al seno, all’utero o all’ovaio, alle fumatrici, alle obese e a chi ha problemi cardiovascolari. 

In questi casi un’opzione efficace e innovativa è l’assunzione di due compresse al giorno di un integratore che contiene due diversi pollini di origine svedese (purificati, quindi non a rischio allergie). Associati alla vitamina E, aumentano i livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che entra in gioco nel sistema di termoregolazione». 

In pratica, questo integratore agisce come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, noti farmaci antidepressivi. Oltre a ridurre vampate e sudorazione, migliora il tono dell’umore, contrasta l’irritabilità, l’affaticamento, il calo di concentrazione e i disturbi del sonno. 

Combatti la secchezza vaginale 

«L’atrofia interessa il 60% delle donne in menopausa, a cui dobbiamo aggiungere un altro 20% che ne soffre in silenzio senza parlarne con il ginecologo per pudore», rivela la dottoressa Fiammetta Trallo, ginecologa a Bologna. 

«Consiste nella progressiva modificazione della mucosa vaginale a seguito della carenza di estrogeni, ormoni che nutrono i tessuti intimi rendendoli elastici e idratati. 

In menopausa, questi si assottigliano,diventano più fragili e anche la lubrificazione appare insufficiente, causando rapporti sessuali poco gratificanti se non addirittura dolorosi». 

Altri sintomi correlati alla secchezza vaginale sono il bruciore, il prurito e il senso di perenne irritazione. Per lenire i fastidi, si può ricorrere alla terapia ormonale locale, con estrogeni in crema, gel e ovuli. Sono efficaci per ridare tono e spessore alla mucosa vaginale riducendo al minimo l’impatto ormonale sul resto dell’organismo. 

«In alternativa, esiste un farmaco in compresse, l’ospemifene, che è un modulatore selettivo dei recettori degli estrogeni », prosegue la dottoressa Trallo. 

«In pratica, non è un ormone ma agisce in modo simile andando a stimolare i recettori estrogenici che si trovano a livello della vulva e della vagina, mentre non agisce su quelli della mammella. 

L’alternativa naturale? Inserire in vagina ovuli e gel a base di di acido ialuronico, glicerina, acido lipoico, colostro bovino e vitamine che migliorano la lubrificazione interna. 

Sempre sul filone “niente ormoni”, l’opzione consigliata dall’Associazione ginecologi italiani porta il nome di MonnaLisa Touch, un laser CO2 frazionato con effetto microablativo a cinque livelli di profondità. 

Come dimostrano oltre trenta lavori scientifici, il laser innesca meccanismi fisiologici di riparazione e ringiovanimento vaginale, stimolando la riattivazione dei fibroblasti,
le cellule deputate alla produzione di collagene ed elastina». 

In genere, bastano tre sedute distanziate un mese l’una dall’altra, anche se già dopo la prima la secchezza si riduce in maniera sensibile. Se il dolore ai rapporti permane, si fa un’ulteriore seduta a livello dell’ingresso vulvare». Il trattamento è ambulatoriale, non è doloroso e le sedute, che durano circa 10 minuti, costano 250 € l’una. 

 

Riconquista buonumore e desiderio 

Umore ballerino, irritabilità, nervosismo, ansia e calo del desiderio. Sì, la menopausa può minare la serenità. «Il crollo di estrogeni infuenza anche la produzione dei neurotrasmettori, come la serotonina e la dopamina, che regalano benessere, mentre la diminuzione del testosterone porta a una caduta del desiderio e dell’eccitazione sessuale», sottolinea il dottor Antonio Canino, ginecologo all’Ospedale Niguarda di Milano e autore del libro Menopausa. Vivere bene il cambiamento (Giunti Edizioni, 12 €). 

«A tavola, è bene ridurre carni rosse, cibi conservati e zuccheri semplici, a vantaggio di frutta e verdura fresche, legumi, cereali integrali, frutta secca a guscio e tanto pesce. Apportano zinco, magnesio, potassio, fenilalanina, tirosina, vitamine del gruppo B e Omega 3, che sono tutti nutrienti alleati del buon umore». 

Importante è anche bandire la sedentarietà. Una regolare attività fisica, soprattutto aerobica, favorisce il rilascio di endorfine, sostanze che regalano un senso di appaggamento
e di energia. 

«Camminare a passo svelto almeno mezz’ora al giorno, correre, nuotare o ballare incrementano la massa muscolare che favorisce la sintesi del testosterone, prezioso per far decollare l’eccitazione sessuale», prosegue Canino. 

Se le correzioni allo stile di vita non bastano puoi aiutarti con la fitoterapia. «La griffonia, la rhodiola rosea e la schisandra sono piante “adattogen”, che aiutano l’organismo a superare lo stress che accompagna le fasi di cambiamento», suggerisce ancora l’esperto. «In farmacia puoi trovare degli integratori che associano il tris di piante, da assumere tutti i giorni almeno per tre mesi» . 

Ritrova il sonno perduto 

La menopausa non ti lascia dormire? Succede a una donna su due. «La qualità del sonno, che diventa spesso frammentato, dipende dal 

funzionamento dell’ipotalamo, l’area del cervello che regola i ritmi sonno- veglia e che risente anch’essa del calo ormonale», ricorda la dottoressa Fiammetta Trallo. 

Inoltre, le vampate notturne costringono a svegliarsi spesso, lasciando la donna al mattino più stanca di quando si è coricata. Che fare? «Per facilitare la fase di addormentamento è consigliabile assumere un milligrammo di melatonina tutte le sere un’ora prima di andare a letto», consiglia la ginecologa. 

«In associazione, funzionano bene la cimicifuga racemosa e l’agnocasto, che favoriscono il buon riposo e aiutano a contrastare le vampate. L’agnocasto, in particolare, ha un effetto simile al progesterone naturale perché rilassa profondamente e crea quella condizione di calma e benessere che aiuta a scivolare nel sonno».
L’importante è assumere gli integratori con continuità, a cicli di tre mesi con altrettanti di sospensione. 

Dimmi che vampate hai e ti dirò come stai 

La frequenza delle vampate, la loro entità e durata negli anni possono dire molto sulla salute futura della donna. Lo rivela una revisione di tutti gli studi pubblicata sulla rivista scientifica Climateric. 

«Le caldane, essendo un fenomeno vasomotorio che dipende dal centro di termoregolazione, riguardano sia il sistema nervoso sia quello cardiovascolare. La loro entità rappresenta quindi un biomarcatore, una sorta di campanello d’allarme di eventuali problemi futuri», spiega Rossella Nappi, professore associato di clinica ostetrica e ginecologica dell’università di Pavia e coautore della revisione. 

«Il rischio esiste per quel 25% di donne in menopausa dette “super- flasher”, che sperimentano cioè vampate in modo più pesante delle altre e per 5-10 anni di fila. Significa che hanno il sistema nervoso
e cardiovascolare più sensibili alla carenza di estrogeni e sono quindi più a rischio di sviluppare, nel tempo, malattie neurodegenerative, come il 

Parkinson e l’Alzheimer, e cardiache. Non solo. Anche le ossa potrebbero risentire molto degli sbalzi ormonali e andare più facilmente ncontro a osteoporosi». 

Cosa fare? Oltre a scegliere, insieme al ginecologo, la terapia più adatta per ridurre le vampate, occorre tenere sotto controllo il peso, la pressione arteriosa e tutti i fattori di rischio cardiovascolare. 

Senza trascurare il check-up del sistema nervoso e il controllo dell’osteoporosi (effettuando la Mineralografia ossea computerizzata e adottando adeguate misure di prevenzione». Considerando le vampate severe un fattorepredittivo, insomma, è possibile giocare d’anticipo e allontanare i guai. 

Il farmaco allo studio 

È stato sperimentato un farmaco non ormonale di nuova concezione, i cui promettenti risultati sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Lancet che riporta uno studio dell’Imperial College di Londra su 28 donne. 

«Si tratta di una molecola di sintesi capace di bloccare, a livello del cervello, il recettore della neurochinina 3, sostanza che entra in gioco nello scatenamento delle vampate» spiega la professoressa Rossella Nappi. 

«La molecola (chiamata MLE4901) è stata soministrata per 4 settimane, mostrando di riuscire a ridurre vampate e sudorazioni fino al 45%». Prima del suo lancio, però, occorre attendere ulteriori conferme. 

FONTE STARBENENEWS 

20/10/20170