Il museo del pene

Museo del pene

l Phallological Museum di Reykjavik è un museo particolare che raccoglie una collezione di campioni fallologici appartenenti a molte specie di mammiferi. Oggi, grazie a questo museo, è possibile dedicarsi allo studio del campo della fallologia in maniera organizzata e scientifica (la “Fallologia” è infatti una scienza antica che ha ricevuto solo ultimamente unʼattenzione più approfondita).

 

Il Museo Fallologico contiene una collezione di duecentonove peni e parti di pene, appartenenti a quarantasei differenti specie di mammiferi, inoltre, questa esposizione vanta anche la presenza di quattro campioni di membri di Homo Sapiens. Il pezzo grosso (nel vero senso della parola), è un enorme pene di balenottera azzurra. In realtà si tratta di una porzione, lunga 170 cm che pesa 70 kg (un membro intero sarebbe lungo 5 metri e peserebbe tra i 350 e i 450 kg). Ma cʼè anche lʼesemplare più piccolo, quello di un criceto, lungo 2 mm e visibile solo con una lente di ingrandimento. Tutti i “pezzi” sono imbalsamati e appesi al muro, oppure tenuti sotto vetro. Un ulteriore pezzo interessante è un pene che è stato donato al museo, appartenente ad un elefante, e della lunghezza di un metro. In aggiunta poi alla sezione biologica del museo, i visitatori possono ammirare la collezione di circa trecento stranezze artistiche

e bizzarri utensili collegati al tema di questa esposizione, pezzi di artigianato come ad esempio: un bastone da passeggio ricavato dal pene di un toro e lampade create con gli scroti dello stesso animale.

Ma non cʼè solo la parte dedicata al mondo animale, poiché una parte del museo, che attira sempre lʼattenzione dei visitatori, è quella dedicata ai peni umani. Il museo ha ricevuto proposte di donazione da quattro persone nel mondo: un islandese, un tedesco, un americano e un inglese e nel 2011 è stato acquisito il pene del 95enne Pàll Arason. Lʼuomo, entusiasta allʼidea di vedere il suo pene conservato ed esposto nel museo, decretò lʼimmediata esportazione alla sua morte (il curatore della mostra però spera sempre di poterne avere in futuro uno pene più giovane e bello). Sono presenti anche i calchi in argento dei peni dei giocatori della

 

squadra nazionale islandese di pallamano, che nel 2008 arrivarono secondi alle Olimpiadi di Pechino.

Il curatore della mostra, Sigurdur Hjartarson, sostiene che questa esposizione abbia una valenza scientifica, con lo scopo di incoraggiare un studio più approfondito della fallologia. Lʼinteresse che richiama questo tipo di museo fa capire come vi sia una chiave di lettura sociologica per il rapporto che una popolazione può avere con il sesso. Lo
stesso Hjartarson ha dichiarato di voler donare il proprio pene al
museo quando morirà, ma ha anche aggiunto, riferendosi alla moglie: “Se muore prima lei, il mio esemplare andrà alla collezione. Se muoio prima io, non saprei dire: lei potrebbe anche dire di no.”

Nel sito, tradotto anche in italiano, è possibile avere tutte le info per una tappa alternativa di un viaggio nel nord Europa: phallus.is/it/

fonte  noi2 magazine

20/01/20170