La coop delle prostitute

Ci gioca a bocce, ci costruisce palazzi e ospedali, ci fa del bene, ci fa del male, ci ha fatto i soldi, ci ha decretato la propria rovina giudiziaria. E mo’ vuole farci pure sesso. È un amore senza fine quello tra la sinistra e le cooperative. Un amore che, vista la pur triste ricorrenza odierna, val la pena di celebrare.

Non c’è niente da fare, quando c’è un problema apparentemente senza soluzione basta strofinare la bacchetta magica: ma scusa, facciamoci una coop, no? Più o meno è quello che sta succedendo a Milano in questi giorni: il garbuglio da azzeccare, a ‘sto giro, riguarda l’annosa faccenda dei quartieri a luci rosse e delle case chiuse. È giusto creare dei ghetti? Cosa è meglio per le lucciole? Ed ecco che drammatiche giornate di dibattito intorno alla legge Merlin si sciolgono come neve al sole davanti all’ovvietà: come non averci pensato prima? La coop! Diamo il via allacostituzione di società di prostitute: una casa – anzi una comune – dove le ragazze, in tutta sicurezza e col sorriso sulle labbra, accolgono i fortunati avventori, magari accompagnando il sessocon qualche prodotto artigianale delle cooperative agricole limitrofe e, perché no, con qualche sgravio fiscale, vista la dichiarata finalità sociale e benefica dell’iniziativa. Tutto a chilometro zero. Evvai.

La coopizzazione delle galassie è da secoli il fiore all’occhiello della sinistra italiana (ma la sinistra-sinistra, quella rossa), una roba che pure la Grecia ci invidia: baratterebbero il Partenone con il nostro knowhow. Pare persino che Tsipras, in questi giorni di serrate trattative europee sul debito, affascinato da questo unguento miracoloso, abbia telefonato a D’Alema per chiederne la ricetta, così da riproporla, in salsa tzatziki, nientepopodimeno che alla Troika.

Chissà perché questa ossessione per le coop come panacea di tutti i mali della società. Probabilmente perché, fino a quando la storiaccia di Mafia Capitale non ha definitivamente diffuso l’odore del malaffare nelle pieghe della mission societaria, la cooperativa ha sempre avuto il profumo dell’impegno sociale, dell’intento pedagogico-educativo, del profitto edulcorato e avulso dalle mostruosità del capitalismo. E quindi, perché no, facciamolo in coop.

16/02/20150