Un test genetico per la fertilità maschile
Sottoporsi a un test genetico sullo sperma potrebbe facilitare il percorso di una coppia in cerca di figli. I risultati ottenuti, infatti, potrebbero rendere evidente la necessità di ricorrere alla fecondazione in vitro.
A dirlo è uno studio pubblicato su Science Translational Medicine da un team della Wayne State University di Detroit coordinato da Stephen Krawetz, che spiega: “in sintesi, gli uomini in cui l’Rna spermatico è privo di certi elementi critici potrebbero avere minori probabilità di concepire”.
L’analisi dell’Rna spermatico può indicare il grado di fertilità di un uomo oltre all’eventuale necessità di non ricorrere ad ulteriori tecniche conoscitive, accorciando così il processo che porta all’adozione della fecondazione in vitro.
Tanti sono i test messi in campo per verificare l’eventuale infertilità femminile: “viceversa, i test per l’infertilità maschile si limitano a un esame fisico della mobilità degli spermatozoi, del loro volume e della loro quantità”, spiega Krawetz, lamentando la mancanza di indicazioni riguardanti la qualità del seme. “Uno spermatozoo può sembrare normale all’apparenza, ma non essere adatto alla fecondazione”.
Gli autori, che hanno analizzato diverse coppie che avevano concepito in maniera naturale nei giorni di maggiore fertilità femminile, hanno scoperto, grazie all’analisi genetica, la presenza di ben 648 segmenti di Rna vitali in termini di fertilità maschile. Molti corrispondono a geni coinvolti nello sviluppo degli spermatozoi e nella loro motilità, ma anche nel nutrimento e nella formazione dell’embrione.
I ricercatori hanno poi selezionato 96 coppie sane ma non in grado di concepire naturalmente, eseguendo un’analisi dell’Rna spermatico. Hanno così scoperto che la mancanza di alcuni elementi dell’Rna può tramutarsi in una riduzione delle possibilità di concepimento variabile dal 73 al 27 per cento.
“Questi risultati preliminari necessitano di conferme, ma sono un primo passo verso un test genetico sull’Rna spermatico che speriamo possa rivelarsi utile nel trattamento dell’infertilità maschile”, concludono gli autori.
Fonte: Science Translational Medicine
http://www.italiasalute.it/Centro_Malattie.asp?Sezione=Sterilit%EF%BF%BD