La gelosia morbosa é reato

la Cassazione, la gelosia morbosa è un reato  Tradimenti inesistenti, richieste di test del dna sui figli, ispezioni del telefono, pressioni per abbandonare il lavoro di hostess: piazza Cavour ordina un nuovo processo d’appello per un siciliano assolto in secondo grado per maltrattamenti

La gelosia, quando morbosa, costituisce un reato. A stabilirlo è la Corte di Cassazione che ha per questo ordinato un nuovo giudizio per un marito siciliano. Ma quando assume questo carattere di morbosità? Quando, hanno sentenziato gli Ermellini, è contraddistinta da “insistente contestazione di tradimenti inesistenti, ispezione costante del telefono del partner, reiterate richieste di test del dna sui figli”. In questi casi può configurarsi il maltrattamento basato su una continua “vessazione psicologica”.

 

La sesta sezione penale di piazza Cavour ha dunque accolto il ricorso della Procura presso la Corte d’appello di Palermo che si era opposta all’assoluzione accordata all’uomo, nel maggio di 11 anni fa, proprio per maltrattamenti. L’imputato era stato però condannato a un anno e sei mesi di reclusione e 5mila euro di provvisionale per atti persecutori. Il marito, gelosissimo, assillava la moglie – assistente di volo – mettendo in atto continue pressioni affinché abbandonasse il lavoro, a suo avviso “non adatto a donne per bene”.

 

Non basta. Fra gli altri atteggiamenti censurati dai giudici di piazza Cavour la verifica degli orari di rientro a casa e il pressante controllo degli spostamenti ma anche “i ripetuti insulti con uso di parole scurrili facenti esplicito riferimento alla ipotizzata infedeltà”. Insomma, altro che gelosia.

 

Secondo il giudice d’appello l’uomo doveva essere assolto dall’accusa di maltrattamenti in base al fatto che la vita di coppia era caratterizzata da una certa “animosità” e anche perché non si era raggiunta la prova della “consapevolezza” dell’imputato di causare alla moglie “un turbamento psichico e morale”. Di mezzo c’era anche una causa civile intentata dal marito, dipendente di una società riferibile ai familiari della moglie.

 

In ogni caso, la Cassazione non ha ritenuto valide queste motivazioni: “Assillare costantemente” il partner con “continui comportamenti ossessivi e maniacali ispirati da gelosia morbosa e tali da provocare in modo diretto importanti limitazioni e condizionamenti nella vita quotidiana e nelle scelte lavorative nonché un intollerabile stato d’ansia” non può che configurarsi come un maltrattamento familiare punto dall’art. 572 del codice penale. Dovrà dunque scattare l’appello-bis. fonte vanityfair.it

15/05/20150