Catherine Hakim della London School of Economics sostiene che la progressione delle donne verso l’uguaglianza di genere è stata ostacolata dalla loro incapacità di sfruttare l’unica cosa che dà loro un reale vantaggio rispetto agli uomini: il capitale erotico.
Hakim afferma che gli uomini hanno un desiderio sessuale più forte rispetto alle donne, e le donne possono dunque far fruttare questo squilibrio per ottenere i lavori migliori, partners più ricchi e, se lo desiderano, aumentare significativamente i loro guadagni attraverso la prostituzione, dove una donna potrebbe guadagnare “ovunque tra due a quaranta volte ciò che potrebbe realizzare in lavori alternativi collegabili al suo livello di istruzione “(Hakim, 2011).
La teoria della Hakim prende le mosse da uno scritto di Bourdieu (1986) sulle forme di capitale. Questo autore identifica, partendo dalle teorie economiche, altre forme di capitale, oltre quello economico: il capitale sociale, che comprende le reti sociali della persona; il capitale culturale, che si compone di attributi meno tangibili e che comunque hanno valore economico e sociale: la conoscenza delle arti, la dizione, le buone maniere e il “buon gusto”. La Hakim propone di aggiungere un’ulteriore categoria: il capitale erotico.
Questo sarebbe composto da sette aree: bellezza, attrattiva sessuale, abilità sociali, vivacità, stile sociale, abilità sessuale e fertilità. La Hakim afferma che gli uomini hanno una debolezza: quella di desiderare il sesso più delle donne, le quali tuttavia possiedono gli attributi del capitale erotico ed hanno un vantaggio nella competizione, perché sono più brave a scuola ed hanno una più ampia rete sociale.
Alle donne che mancano di formazione universitaria o attitudine agli affari, la sociologa suggerisce il lavoro sessuale: un’opzione realistica che potrebbe dare maggiori ricompense e che potrebbe essere disponibile nel mercato del lavoro convenzionale.
Catherine Hakim sostiene che l’industria del sesso, in cui lei include l’industria della pornografia, è una scelta di carriera fattibile e attraente per le donne giovani. A suo avviso, le strutture di potere maschile fanno di tutto per stigmatizzare l’industria del sesso a pagamento, perché se la prostituzione non fosse così denigrata a livello sociale, permetterebbe a tutte le donne di usare il loro capitale erotico. Fino ad ora, si legge ancora nel libro “Il Capitale Erotico”, il patriarcato ha fatto del suo meglio per mantenere la visione della sessualità femminile come qualcosa di vergognoso, in modo che gli uomini potessero mantenere le loro posizioni di status e di potere.
Se però le donne divenissero realmente consapevoli del vantaggio che hanno, sostiene la Hakim, il loro status sociale e potenziale potrebbe minacciare il tradizionale ruolo maschile e quindi è nell’interesse degli uomini sottovalutare il vantaggio femminile.
Le donne che mostrano apertamente la loro bellezza o il sex appeal sono sminuite come stupide, prive di intelletto e di altri attributi sociali ‘significativi’. Le femministe dunque, che la pensano allo stesso modo, colludono secondo questa autrice con le strutture di potere patriarcale, per svalutare il capitale erotico femminile e valorizzare l’uguaglianza di genere, piuttosto che le differenze di sesso che le darebbero un vantaggio.
Le indagini sul lavoro sessuale sono state distinte in due tipici argomenti femministi: il punto di vista femminista radicale che vede il sesso come abuso perché è una manifestazione dell’oppressione patriarcale, (vedi, ad esempio, Jeffreys, 2009) e il punto di vista del “lavoro sessuale” avanzata da Kempadoo tra gli altri (2012), che sostiene che la prospettiva femminista radicale non vuole riconoscere che molte donne esercitano la libera scelta di lavorare nell’industria del sesso, per molti motivi: possono godere del sesso o godere della libertà di essere capi di se stesse, in grado di scegliere i propri orari di lavoro e guadagnare bene.
In realtà molte ricerche fatte su campioni di uomini e donne mostrano che la Hakim potrebbe aver esagerato le differenze sessuali fra i generi riguardo alla sessualità, visto che tali differenze non sono poi così appariscenti come si vorrebbe far credere (Thompson & o ‘ Sullivan, 2011).
Lasciando da parte le considerazioni morali, è difficile dire che queste posizioni possano contribuire a migliorare la posizione della donna, se l’unica indicazione forte che viene fornita è che tutte le donne giovani debbano diventare escort per guadagnare di più (e comprare così vestiti e trucchi che migliorino il loro capitale erotico). Per non parlare del rischio di essere uccise e di quello più grande di tutti: la perdita della dignità. Ma questi discorsi non sembrano interessare la Hakim, che guarda alla prostituzione di alto bordo con gli stessi occhi di chi guarda un film a lieto fine: Pretty Woman, ad esempio. Peccato che la realtà sia un’altra cosa. fonte sesso e amore