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Le scuse per non fare sesso

Sesso, le scuse più comuni per

non farlo

Dal mal di testa agli impegni (inesistenti): ecco le scuse più comuni per non fare sesso e come risolvere il problema

17 dicembre 2018 -

Troppi impegni, stress oppure stanchezza: sono tante le cause che provocano un calo del desiderio e che ci spingono ad inventare scuse per non fare sesso.

Mal di testa, delle scadenze da rispettare o troppi impegni, sono solo alcune delle scuse usate dalle donne per cercare di evitare un rapporto sessuale con il proprio partner. Si tratta infatti di una prerogativa del genere femminile, che vive il sesso in modo molto diverso da quello maschile. Per le donne la sessualità richiede prima di tutto impegno, uno sforzo fisico e mentale che a volte risulta difficile, soprattutto dopo una giornata di lavoro e stress, fra i figli, le commissioni da svolgere e le faccende domestiche.

Mentre negli uomini il sesso e la relazione sentimentale viaggiano di pari passo, per le donne è diverso. Le pulsioni sessuali non sono strettamente legate all’amore provato per il compagno, ma in alcuni periodi della vita possono diminuire. Quando si presenta un calo del desiderio, sesso e bugie sono strettamente legate.

Il motivo? Quando il partner si interessa a noi, cercando l’intimità, cerchiamo di preservare la nostra relazione mentendo. La mancanza di interesse sessuale nei suoi confronti infatti non corrisponde alla fine del sentimento, ma temiamo che l’altro non possa comprenderlo (proprio perché siamo così diversi). Per questo motivo decidiamo di raccontare delle bugie che in qualche modo possono proteggere la storia d’amore ed

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evitare che il partner si senta rifiutato.

“Mi fa male la testa”, “Sono stanca”, “Ora non posso”, sono solo alcune delle tante bugie che diciamo non solo alla persona che amiamo, ma anche a noi stesse. Cosa fare? Per prima cosa è importante smetterla di evitare il problema e capire per quale motivo scegliamo di mentire. Le scuse spesso sono il sintomo di un calo del desiderio che, se affrontato nel modo giusto, si può risolvere in breve tempo. Solo in questo modo (e non mentendo) riusciremo davvero a rendere più solida e forte la nostra relazione, evitando una lite o, peggio ancora, un addio, con il partner.

fonte Di lei

Impotenza

Impotenza sessuale

La parola “amore” non si applica che alle manifestazioni sessuali umane, nelle quali la funzione sessuale ha acquistato una importanza ed una finalità che sorpassano la semplice propagazione della specie. Da questo fatto ha origine quella che ormai si chiama ed impone come “questione sessuale”.
I.Bloch, 1906

Finalmente possiamo dichiararci impotenti senza vergogna, dopo avere tentato di nascondere la nostra vera condizione alimentando il mito del supermaschio, dopo avere tenuto nascosto il nostro segreto a moglie, amanti, parenti e amici, dopo avere silenziosamente sofferto per l’impietosa diagnosi di qualche medico incauto che chiamava impotenza la nostra mancanza di erezione, possiamo spogliarci delle vesti del seduttore, sperimentare il gusto della verità e definirci insicuri, incerti, inesperti e soprattutto impotenti ! Forse perché abbiamo a nostra disposizione la pillola che, a quanto si dice fa recuperare, forse perché siamo stanchi di vantarci delle nostre incredibili prestazioni, forse perché l’impotenza è la scelta culturale e transculturale dell’uomo del 2000.

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Gli haters

Gli odiatori del web, un fenomeno nuovo causato dalle solite insicurezze

Grazie alla mancanza di un contatto concreto, visivo, con l’oggetto da colpire, si sentono meno responsabili delle proprie azioni e delle conseguenze psicologiche, anche dolorose, che possono procurare. Secondo l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna è urgente l’attivazione di interventi di prevenzione e di contrasto del fenomeno partendo dalla dimensione psicologica e socio-culturale delle persone.

14 DIC - "Gli odiatori, gli 'haters', sembrano essere dappertutto. Come insegna la psicologia sociale, gli odiatori utilizzano sul web un linguaggio violento per esprimere acredine e insulti ogni volta che non sono d’accordo con qualcosa o qualcuno. Aggrediscono politici, artisti, scrittori, professionisti, star dello sport e dello spettacolo per delegittimarli e insinuare dubbi sulle cause della loro notorietà, come se non ne tollerassero il successo". L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna contribuisce a illuminare un fenomeno pressoché ubiquitario e di grande attualità, "che a dispetto del suo essere recente - si legge in una nota - è riconducibile a meccanismi psicologici noti da tempo".

"I cosiddetti 'leoni da tastiera' a causa della mancanza di un contatto concreto, visivo, con l’oggetto da colpire si sentono meno responsabili delle proprie azioni e delle conseguenze psicologiche, anche dolorose, che possono procurare. Il meccanismo psicologico di deresponsabilizzazione è simile a quello presente nei casi di cyberbullismo. Dal punto di vista psicologico - spiegano gli Psicologi -, l’azione di prepotenza individua un

oggetto o una persona come capro espiatorio per le proprie frustrazioni, ed è finalizzata ad aumentare la stima di sé e a farsi percepire forte, mettendosi in mostra con insulti e commenti sprezzanti. L’anonimato reso possibile da internet può permettere all’odiatore di non essere riconoscibile e di agire indisturbato senza temere né denunce né critiche nel proprio contesto quotidiano".

"A questo proposito è interessante il documentario realizzato lo scorso anno dal regista svedese Kyrre LienThe Internet Warriors. Lien prova a interagire con gli odiatori fuori dal contesto in cui esprimono la loro violenza: li va a cercare nella vita di tutti i giorni, fuori dal web, per verificare se di persona sono capaci dello stesso odio e della stessa intolleranza manifestati sul web. Un dato che è emerso è che molte delle persone individuate da Lien - spesso di basso livello culturale - si sono rifiutate di rilasciare interviste dal vivo di fronte a una telecamera, confermando l’ipotesi che l’anonimato giochi un ruolo cruciale nel fenomeno".

"Cercando di individuare le caratteristiche psicologiche e le motivazioni degli odiatori, la causa prioritaria del loro agire pare essere la paura, sia consapevole che inconsapevole. Ciò che viene percepito come diverso può generare paura e di conseguenza essere odiato e attaccato. Pare che queste persone vogliano distruggere, anche se solo virtualmente, tutto ciò che avvertono come un possibile pericolo. Secondo Vox, l’osservatorio italiano dei diritti, i principali bersagli dell’odio sono le donne, seguite da omosessuali, migranti, diversamente abili ed ebrei. L’analisi di questi dati - prosegue la nota - conferma che quando mutamenti e trasformazioni sociali mettono in crisi le tradizionali certezze binarie maschio/femmina, forte/debole, autonomo/dipendente e così via, l’odio può diventare una modalità di fuga da situazioni destabilizzanti vissute come pericolose".

"Le minoranze portatrici di valori nuovi o diversi, mettendo in pericolo la sopravvivenza di quelli convenzionali, possono così diventare oggetto di paura e di violenza. Gli odiatori, dal punto di vista psicologico, paiono

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pertanto vittime della loro stessa paura e vulnerabilità, della scarsa cultura e di una incapacità critica, oltre a una limitata empatia affettiva, la capacità di sentire l’emozione dell’altro e di rispondere con un’azione consona. Per compensare le loro fragilità, spesso sembrano cercare di identificarsi con ideologie o con gruppi sociali vissuti come forti e potenti.

Purtroppo l’odio non rimane solo online, ogni anno sono tantissimi i casi di crimini causati da questo sentimento che comporta la volontà di distruggere l’oggetto detestato. È quindi urgente l’attivazione di interventi di prevenzione e di contrasto che coinvolgano soprattutto la dimensione psicologica e socio-culturale delle persone, per dar vita a un processo di delegittimazione della violenza che sempre più spesso pare manifestarsi senza argini. La responsabilizzazione dei giovani e dei meno giovani - concludono gli Psicologi - è indispensabile per creare una cultura condivisa della comunicazione online, in grado di favorire il rispetto della persona nella sua soggettività e uno scambio di idee libero da ostilità: la diversità di opinioni e pensieri è un arricchimento sociale e come tale dovrebbe essere considerata".

 

fonte quotidiano sanità

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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