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Gravidanza ed invecchiamento

La gravidanza invecchia il DNA di una donna di 11 anni. Più del fumo e dell’obesità!

Una ricerca ha dimostrato che avere figli causa un accelerato invecchiamento cellulare e un’alterazione dei marker genetici

Avere figli fa invecchiare il nostro DNA.

Lo avreste mai detto?

Proprio così.

Oltre alle vampate, ai chili di troppo, alla peluria indesiderata, sembra che avere dei teneri frugoletti faccia invecchiare il nostro DNA di ben 11 anni.

 

È stata realizzata una ricerca, pubblicata sulla rivista Human

Reproduction e riportata anche da New Scientist, che ha preso in esame 2000 donne americane in età riproduttiva. Coloro che avevano avuto figli presentavo marker genetici alterati e un invecchiamento cellulare precoce.

Having children may add 11 years to a woman’s biological age

http://bit.ly/2oy2xnv

— New Scientist (@newscientist) 11:12 - 26 feb 2018
L’epidemiologa Anna Pollack della George Mason University ha affermato:

«Siamo stati sorpresi dai risultati che abbiamo ottenuto. L'invecchiamento cellulare è equivalente a circa 11 anni».

La ricercatrice e il suo team hanno analizzato i dati ottenuti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), prendendo in considerazione il periodo dal 1999 al 2002. Hanno prestato particolare attenzione ai telomeri.

Se non siete esperti in biologia non disperate.

I telomeri sono piccole porzioni di Dna che si trovano alle estremità di ogni cromosoma. Sono molto instabili: si degradano chimicamente e sono soggetti a ricombinazioni frequenti. La funzione dei telomeri è quella di impedire all'elica di DNA di sfibrarsi.

I telomeri hanno un ruolo importante nel determinare la durata della vita della cellula.

Detto in parole semplici: più lunghi sono i telomeri più siamo in salute. Spesso i telomeri corti sono stati associati a malattie cardiache, cancro e declino cognitivo.

Ma non solo.

I ricercatori hanno osservato che le donne che avevano avuto figli avevano i telomeri più corti del 4,2% rispetto a quelle che non li avevano avuti.

Il che si traduce in 11 anni di invecchiamento a livello cellulare.

Altro dato interessante è che la lunghezza dei telomeri varia a seconda del numero di figli avuti.

La Pollackha dichiarato:

«Abbiamo scoperto che le donne che hanno avuto cinque figli o più hanno telomeri più corti rispetto a quelli di donne che non hanno avuto figli e relativamente più corti rispetto a quelli di donne che hanno avuti uno, due, tre o quattro».

Ma la gravidanza non è certo l’unica causa di invecchiamento cellulare: lo sono anche il fumo e l’obesità.

Certo, non è molto rincuorante...
Ma non smetteremo per questo di fare figli! Fonte radio 105

 

Violenze e molestie sessuali percentuali

Istat: 8,8 milioni le donne che hanno subito molestie sessuali nel corso della vita. Molestati anche 3,7 milioni di uomini. E sono 1,1 milioni le donne ricattate sessualmente per ottenere una promozione o mantenere il lavoro

Le molestie avvengono più frequentemente sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (27,9% dei casi) mentre per gli uomini nei locali come pub, discoteche, bar (29,2%). Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l'85,4% delle vittime uomini. I ricatti sul lavoro colpiscono soprattutto le donne le donne laureate (8,5%) e le donne dai 35 ai 54 anni. IL RAPPORTO.

13 FEB - Si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni.

I numeri li fornisce oggi l’Istat che dà quindi una certificazione, anche se stimata, della portata del fenomeno che negli ultimi mesi è balzato in prima pagina soprattutto a seguito degli scandali nel mondo del cinema e

dello spettacolo.

Considerando solo le tipologie di molestie sessuali rilevate anche nell'indagine del 2008-2009, il fenomeno risulta però in sensibile diminuzione.

La stima delle donne che hanno subito molestie sessuali nei tre anni precedenti alle indagini è passata infatti da 3 milioni 778mila (18,7%) nel 2008-2009 a 2 milioni 578 mila (12,8%) nel 2015-16.

Per la prima volta sono rilevate le molestie a sfondo sessuale anche ai danni degli uomini: si stima che 3 milioni 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%).

Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l'85,4% delle vittime uomini.

Le molestie verbali sono la forma più diffusa sia nel corso della vita (24% delle donne e 8,2% degli uomini) sia nei tre anni precedenti all'indagine.

Le molestie con contatto fisico, ovvero le situazioni in cui le vittime sono state accarezzate o baciate contro la loro volontà, sono state subite nel corso della propria vita dal 15,9% delle donne e dal 3,6% degli uomini.

Nella maggior parte dei casi, il 60%, questo tipo di molestie sono perpetrate da estranei o da persone che si conoscono solo di vista (15,8%).

Considerando l'intero corso della propria vita, avvengono più frequentemente sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (27,9% dei casi) mentre per gli uomini nei locali come pub, discoteche, bar (29,2%).

La percezione della gravità delle molestie fisiche subite è molto diversa tra i generi: il 76,4% delle donne le considera molto o abbastanza gravi contro

il 47,2% degli uomini.

Sono diffuse anche le molestie attraverso il web: nel corso della propria vita il 6,8% delle donne ha avuto proposte inappropriate o commenti osceni o maligni sul proprio conto attraverso i social network e all'1,5% è capitato che qualcuno si sia sostituito per inviare messaggi imbarazzanti o minacciosi od offensivi verso altre persone. In questo caso il dato degli uomini non è particolarmente diverso (rispettivamente 2,2% e 1,9%).

Si stima che siano 1 milione 404mila (8,9%) le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro: 425mila (2,7%) negli ultimi tre anni.
Di queste, 1 milione 173mila donne (7,5%) sono state vittime di forme di ricatto sessuale per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera.

Sono 167mila le donne che hanno subito queste forme di ricatto negli ultimi tre anni (l’1,1%); al momento dell’assunzione ne sono state colpite più frequentemente le donne impiegate (37,6%) o le lavoratrici nel settore del commercio e dei servizi (30,4%).
La quota maggiore delle vittime, inoltre, lavorava o cercava lavoro nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (20%) e in quello del lavoro domestico (18,2%).

Questi ricatti hanno riguardato in misura più incisiva le donne laureate (8,5%) e le donne dai 35 ai 44 anni e dai 45 ai 54 anni (rispettivamente 8,6% e 8,9%).

Nell’11,3% dei casi le donne vittime hanno subito più ricatti dalla stessa persona e il 32,4% dei ricatti viene ripetuto quotidianamente o più volte alla settimana.

La grande maggioranza delle vittime (69,6%) ritiene molto o abbastanza

grave il ricatto subito. Ciononostante, nell’80,9% dei casi, le vittime non ne hanno parlato con alcuno sul posto di lavoro. Quasi nessuna, inoltre, ha denunciato il fatto alle Forze dell’Ordine.

13 febbraio 2018

 

Quotidianosanità.it

Uomo: il vero sesso debole

Nelle carestie, nelle epidemie e nelle crisi degli ultimi 250 anni, le donne hanno sempre resistito più a lungo degli uomini, come hanno dimostrato i ricercatori. Merito anche del doppio cromosoma X e degli estrogeni

Gli scienziati confermano ciò di cui, in fondo, le donne sono sempre state convinte: gli uomini sono il sesso più debole. Si sa da tempo che le donne hanno, in generale, un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini, e l’analisi di documenti storici risalenti a 250 anni fa mostra che, per esempio, hanno saputo resistere più a lungo nelle piantagioni dove lavoravano gli schiavi a Trinidad, durante le carestie in Svezia e nei

Anche nei periodi in cui la mortalità era molto alta per entrambi i sessi, le donne vivevano in media da sei mesi a quattro anni in più, secondo le ricerche della Duke University in North Carolina.

I dati raccolti dagli studiosi si riferivano a sette gruppi di persone per le quali l’aspettativa di vita era di 20 anni o meno per uno o entrambi i sessi. Tra loro, ex schiavi di Trinidad e degli Stati Uniti nei primi anni del 1800; persone che avevano vissuto la carestia in Svezia, Irlanda e Ucraina nei secoli XVIII, XIX e XX, e gli islandesi colpiti dalle epidemie di morbillo del 1846 e del 1882.

La ricercatrice Virginia Zarulli, dell’Istituto di Sanità Pubblica della University of Southern Denmark, ha attribuito il divario di genere nell’aspettativa di vita a fattori biologici come la genetica e gli ormoni, concludendo che «le neonate sono più resistenti dei neonati».

Le bambine nate durante la carestia in Ucraina nel 1933, ad esempio, vivevano fino a 10,85 anni, mentre i ragazzi, in media, fino a 7,3.

Le donne hanno dimostrato di essere più forti anche nell’Africa occidentale nel 1800. Gli schiavi americani liberati, che si trasferirono in Liberia tra il 1820 e il 1843, sperimentarono i più alti tassi di mortalità mai registrati: ben 43 su 100 morivano entro un anno dal loro arrivo. L’aspettativa di vita era di 1,68 anni per gli uomini, ma di 2,23 anni per le donne.

«Constatare un vantaggio femminile così marcato e coerente tra tutte le popolazioni è stato sorprendente – ha spiegato Zarulli – e ancora di più lo è stato scoprire che la differenza di genere nell’aspettativa di vita durante le crisi è stata determinata dalle disuguaglianze di sopravvivenza tra i bambini. Questo è il risultato più interessante».

Zarulli ha indicato il doppio cromosoma X presente nelle donne, così come gli ormoni estrogeni, come spiegazioni biologiche plausibili per la più elevata resistenza del sesso femminile, indipendentemente da fattori come la violenza o i rischi che corrono le donne. «In parole semplici, se per caso si verifica una brutta mutazione sul cromosoma X, le donne hanno un altro X che può parzialmente o totalmente compensare, mentre gli uomini non hanno questa possibilità».

E gli ormoni femminili più importanti, gli estrogeni, proteggono i vasi sanguigni e difendono da una serie di malattie. «Il testosterone, l’ormone maschile più importante, invece, aumenta il rischio di diverse condizioni fatali, oltre a essere la causa di comportamenti spericolati, più tipici degli uomini, che aumentano il rischio di morte accidentale e violenta». fonte vanity fair

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Marco Rossi sui Social Network

 

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

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Corso XX Settembre 22, Cremona

info a questo LINK 

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Martedì 9 Maggio,  presso l’elegantissimo Chervò Golf Hotel spa & resort San Vigilio in località Pozzolengo  (a 5  min dall’uscita autostrada di Sirmione , BS), il Dott. Rossi terrà un incontro, con apericena, dal titolo EROS SENZA TABU' UN PERCORSO VERSO IL PIACERE. L'incontro, realizzato in collaborazione con La Chiave di Gaiasi pone come obiettivo quello di stimolare, interagire, incuriosire, informare ed arricchire la conoscenza verso l’argomento Eros senza Tabù . Per info e iscrizioni seguite questo link

 

 

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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