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Uomo: il vero sesso debole

Nelle carestie, nelle epidemie e nelle crisi degli ultimi 250 anni, le donne hanno sempre resistito più a lungo degli uomini, come hanno dimostrato i ricercatori. Merito anche del doppio cromosoma X e degli estrogeni

Gli scienziati confermano ciò di cui, in fondo, le donne sono sempre state convinte: gli uomini sono il sesso più debole. Si sa da tempo che le donne hanno, in generale, un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini, e l’analisi di documenti storici risalenti a 250 anni fa mostra che, per esempio, hanno saputo resistere più a lungo nelle piantagioni dove lavoravano gli schiavi a Trinidad, durante le carestie in Svezia e nei

Anche nei periodi in cui la mortalità era molto alta per entrambi i sessi, le donne vivevano in media da sei mesi a quattro anni in più, secondo le ricerche della Duke University in North Carolina.

I dati raccolti dagli studiosi si riferivano a sette gruppi di persone per le quali l’aspettativa di vita era di 20 anni o meno per uno o entrambi i sessi. Tra loro, ex schiavi di Trinidad e degli Stati Uniti nei primi anni del 1800; persone che avevano vissuto la carestia in Svezia, Irlanda e Ucraina nei secoli XVIII, XIX e XX, e gli islandesi colpiti dalle epidemie di morbillo del 1846 e del 1882.

La ricercatrice Virginia Zarulli, dell’Istituto di Sanità Pubblica della University of Southern Denmark, ha attribuito il divario di genere nell’aspettativa di vita a fattori biologici come la genetica e gli ormoni, concludendo che «le neonate sono più resistenti dei neonati».

Le bambine nate durante la carestia in Ucraina nel 1933, ad esempio, vivevano fino a 10,85 anni, mentre i ragazzi, in media, fino a 7,3.

Le donne hanno dimostrato di essere più forti anche nell’Africa occidentale nel 1800. Gli schiavi americani liberati, che si trasferirono in Liberia tra il 1820 e il 1843, sperimentarono i più alti tassi di mortalità mai registrati: ben 43 su 100 morivano entro un anno dal loro arrivo. L’aspettativa di vita era di 1,68 anni per gli uomini, ma di 2,23 anni per le donne.

«Constatare un vantaggio femminile così marcato e coerente tra tutte le popolazioni è stato sorprendente – ha spiegato Zarulli – e ancora di più lo è stato scoprire che la differenza di genere nell’aspettativa di vita durante le crisi è stata determinata dalle disuguaglianze di sopravvivenza tra i bambini. Questo è il risultato più interessante».

Zarulli ha indicato il doppio cromosoma X presente nelle donne, così come gli ormoni estrogeni, come spiegazioni biologiche plausibili per la più elevata resistenza del sesso femminile, indipendentemente da fattori come la violenza o i rischi che corrono le donne. «In parole semplici, se per caso si verifica una brutta mutazione sul cromosoma X, le donne hanno un altro X che può parzialmente o totalmente compensare, mentre gli uomini non hanno questa possibilità».

E gli ormoni femminili più importanti, gli estrogeni, proteggono i vasi sanguigni e difendono da una serie di malattie. «Il testosterone, l’ormone maschile più importante, invece, aumenta il rischio di diverse condizioni fatali, oltre a essere la causa di comportamenti spericolati, più tipici degli uomini, che aumentano il rischio di morte accidentale e violenta». fonte vanity fair

Sindrome premestruale. Scagionati i carboidrati

 

Consumarne molti o pochi è indifferente e non scatenerebbe i caratteristici sintomi fisici ed emotivi di cui molte donne soffre subito prima o durante il ciclo mestruale. Lo studio sull'European Journal of Clinical Nutrition

22 FEB - (Reuters Health) – Mangiare più o meno zuccheri o altri carboidrati non ha nulla a che vedere con la sindrome premestruale. A scagionare il ‘tanto amato dagli italiani’ gruppo alimentare sono i ricercatori coordinati da Serena Houghton dell'Università del Massachusetts di Amherst. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'European Journal of Clinical Nutrition.

Lo studio

Per vedere se carboidrati o fibre presenti nella dieta, assunti prima che la sindrome premestruale inizi, avessero qualche influenza sul rischio di sviluppare la sindrome, Houghton e colleghi hanno esaminato i dati raccolti nell'ambito di un ampio studio a lungo termine. Tra i partecipanti, vi erano infermiere di età compresa tra 25 e 42 anni quando lo studio ha avuto inizio, nel 1989, e che hanno risposto a questionari sulla loro dieta e sul loro stato di salute. Quando i ricercatori hanno confrontato 1.234 donne che hanno avuto una diagnosi di sindrome premestruale con 2.426 donne che non avevano il disturbo, non avrebbe rilevato alcuna differenza nel rischio di sviluppare la sindrome nei 14 anni di follow-up sulla base dell'assunzione giornaliera di zuccheri totali, zuccheri aggiunti o naturali, saccarosio, fruttosio o glucosi.

Associazione sindrome-maltosio?

Solo uno zucchero, il maltosio, sarebbe stato associato a un aumento del 45% dei rischio di soffrire di sindrome premestruale tra le donne che ne

consumavano di più, ma secondo i ricercatori ci sarebbe bisogno di ulteriori studi per valutare questo aspetto.

Pro e contro

“Le donne con sindrome premestruale clinicamente significativa hanno sintomi che interferiscono con molti aspetti della loro vita, come il lavoro, la scuola e le interazioni con amici e familiari e riuscire a prevenire questi sintomi sarebbe un vantaggio per molte donne”, afferma Houghton. Da un lato lo studio è attendibile, secondo Talitha Bruney del Montefiore Medical Center di New York, perché è stato seguito un ampio numero di donne, mentre tra le limitazioni ci sarebbe il fatto che i ricercatori hanno raccolto i dati da un questionario “che può portare alla mancanza di obiettività”.  fonte Quotidiano sanità

Troppo sesso non rede felici

Sesso: troppi rapporti rendono infelici, lo dice la scienza

Fare troppo sesso rende infelici, è questo quello che è emerso da un recente studio scientifico della Carnegie Mellon University, che ribalta i risultati di studi precedenti. Ad esempio, una ricerca condotta nel 2004 su un campione di 16.000 americani adulti, che ha indagato sui rapporti tra felicità, rapporti sessuali ed entrate monetarie, sembrava aver dimostrato che il sesso fosse molto più potente dei soldi.

Aumentare frequenza dei rapporti da una volta al mese a una volta a settimana, secondo i ricercatori, avrebbe dato la stessa felicità di avere 50.000 dollari in più sul conto in banca. Eppure ora la situazione sembra essere ribaltata, vediamo perchè!

Fare troppo sesso rende infelici

Lo studio della Carnegie Mellon University si è basato su un campione di 64 coppie eterosessuali sposate. A metà di loro è stato chiesto di continuare ad avere rapporti sessuali con la solita frequenza, all’altra metà di raddoppiarli.

Durante l’esperimento, durato 90 giorni in tutto, i partecipanti dovevano compilare un questionario quotidiano, prendendo nota della quantità e della qualità del sesso e dell’umore successivo. Terminato l’esperimento, è emerso chiaramente che raddoppiare i rapporti non ha reso nessuno più felice, anzi, la fatto calare drasticamente la qualità del sesso, l’energia e la voglia di farlo.

Un risultato che può sorprendere, ma che il professor George Loewenstein, docente di economia e psicologia alla Carnegie Mellon, ha spiegato in modo molto semplice al New York Times: “Se fate sesso per ragioni diverse dal fatto che vi piace e che in quel momento lo volete, sarà minata la qualità della prestazione e anche l’umore che ne consegue. La felicità sta nella qualità, non nella quantità. È il piacere dell’atto, non quanto spesso avviene, a determinare l’umore”.

Insomma, come in tutte le cose, l’importante non è la quantità, ma la qualità! 

fonte donnaglamour

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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