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Durex ritira preservativi rischio rottura

Dopo i casi di ritiri in altri paesi europei, fra i quali l'Inghilterra, anche in Italia sono stati ritirati alcuni lotti di preservativi Durex perche' non conformi agli standard di resistenza in prossimità della data di scadenza. ''Non vi è alcuna preoccupazione immediata per la sicurezza dei consumatori e solo un numero limitato di lotti è interessato'', scrive l'azienda sul proprio sito. Nessun problema per gli altri lotti di profilattici. ''La sicurezza dei nostri consumatori è sempre una priorità, e per questo adottiamo rigorosi standard di qualità.
    Abbiamo recentemente verificato che alcuni lotti specifici di profilattici in polisoprene Durex RealFeel e Durex No Latex non rispettano pienamente i valori di riferimento sulla durata di conservazione''. Gli unici lotti interessati dal richiamo sono: -Durex Real Feel, lotto n. 1000417778 con scadenza dicembre 2020 -Durex No Latex, lotto n. 1000419930 con scadenza gennaio 2021 -Durex No Latex, lotto n. 1000435193 con scadenza gennaio 2021 Il numero di lotto è riportato sul fondo della confezione.
   
   fonte ANSA 

Le nuove ragazze non ci stanno, no a rapporti violenti

Le nuove ragazze non ci stanno,

no a rapporti violenti

Parla esperta Sabbadini, "crescita coscienza femminile, preferiscono rompere"

Nel nostro paese ogni due-tre giorni una donna viene uccisa per mano del proprio partner o ex partner. La violenza di genere degli uomini sulle donne è un fenomeno ancora grave e preoccupante, ampio il sommerso. Ma fra le più giovani, qualcosa sta cambiando: sembrano più propense a rifiutare un rapporto in cui insulti e violenze psicologiche la fanno da padroni. Non si può parlare di una vera e propria svolta ma di una tendenza che via via sembra prendere corpo e prefigura un certo ottimismo. A tracciare questa ipotesi è Linda Laura Sabbadini, statistica sociale, attenta studiosa di fenomeni sociali, primi fra tutti la violenza maschile sulle donne.

Dagli ultimi dati dell'Istat sul tema (periodo 2006-2014), emerge - rileva la studiosa - che a fronte di percentuali invariate di stupri, femminicidi, ricatti sessuali sul lavoro, c'è una diminuzione del complesso delle violenze. Ma sono le violenze più lievi a calare, sia tra quelle psicologiche come le intimidazioni, il controllo, la svalorizzazione, sia tra quelle fisiche e sessuali. Ciò avviene in particolare nella fascia di età 16-24 anni. Un calo che riguarda di più le giovani, soprattutto coloro che ancora seguono un corso di studi. In otto anni, il calo della violenza fisica o sessuale è evidente (considerando i 5 anni precedenti il 2006 e il 2014), dal 17,1% all'11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner. La violenza psicologica dal partner attuale è più diffusa tra le giovani, e raggiunge il 35% ma cala anche di più tra loro ed è più elevala se l'autore è un ex (54%). "Questa diminuzione delle forme di violenza più lievi maggiore tra le ragazze - spiega Sabbadini all'ANSA - può far ipotizzare che le ragazze a fronte delle prime avvisaglie di violenza dai fidanzati, interrompono prima la relazione rispetto alle coetanee di qualche decennio fa. Fra le donne adulte invece la violenza subita

diminuisce ma meno, perché è più difficile reagire se la violenza ha già conosciuto l'escalation. E' quindi più difficile mettere la parola fine alla relazione". Questo potrebbe voler dire che le giovani riconoscono prima la violenza subita, e soprattutto "vivono in modo diverso il rapporto", non accettano controlli e violenze verbali o psicologiche e chiudono la relazione. "Si può quindi affermare, sulla base dei dati esistenti, che c'è unadipendenza minore rispetto al fidanzato, che c'è crescita di coscienza femminile. Non accettando passivamente comportamenti usurpanti dai propri fidanzati preferiscono rompere. Il tempo dell'accettazione delle donne sembra finalmente non essere più un fatto inevitabile ma mostra un'inversione di tendenza. Non tutte le giovani si comportano così. Spero che queste siano una prima avvisaglia di un cambiamento nei comportamenti che va consolidandosi".

Rispetto ad altri paesi, si colgono gli stessi segnali? “A livello internazionale, in tema di statistiche su questi temi, l’Italia è molto avanti. Non mi risultano approfondimenti in tal senso. Non esiste ancora un’indagine sulla violenza europea a regime, ora se ne farà una, la prima, dopo tante battaglie dell’Italia. Ma poi? Chissà quando si rifarà. Ci vuole una legge che lo imponga”.
Secondo Sabbadini, tuttavia, “la situazione della violenza resta molto grave nel nostro paese anche se ci sono questi segnali di reazione da parte delle ragazze che possono far sperare. E’ un ipotesi di studio che non risente del fatto che i dati siano di 3-4 anni fa perché su questo tipo di fenomeni non ci possono essere grandi rivoluzioni in pochi anni. Sono fenomeni che cambiano molto lentamente perché hanno a che fare con aspetti culturali e radicamento di stereotipi di genere”.
“La violenza di genere – aggiunge la studiosa – è davvero molto grave, il fenomeno è ancora ampio e diffuso. E’ importante che le politiche sostengano i centri antiviolenza, e potenzino i servizi sanitari, le forze dell’ordine con approcci adeguati formativi. Questo perché è proprio nel momento in cui ci sono le reazioni positive, che bisogna intervenire perché si hanno più probabilità che le politiche abbiano effetto. E’ nel momento in cui c’è presa di coscienza che gli interventi pubblici fanno la differenza”.

fonte ANSA

Depressione post pattume nei papà

Anche i neo-papà soffrono della

depressione post partum

Gli uomini, quando diventano papà, possono sperimentare una condizione psicologica simile a quella delle loro compagne, anche se maggiormente caratterizzata da sentimenti come rabbia, agitazione e irritabilità. È quanto emerge da uno studio Usa pubblicato da Pediatrics

24 LUG (Reuters Health) – Anche i neo-papà possono cadere nella depressione post partum. Èquanto emerge da uno studio americano pubblicato da Pediatrics. I ricercatori hanno esaminato i risultati di uno screening della depressione somministrato ai genitori durante oltre 9.500 visite in cliniche pediatriche con i propri figli. Complessivamente, il 4,4% dei padri e il 5% delle madri sono risultati positivi alla depressione.

“Il fatto che così tanti uomini vivano questa condizione è significativo perché la depressione può avere conseguenze molto serie se non viene trattata”, sottolinea l’autrice principale dello studio, Erika Cheng, una ricercatrice in pediatria all’Indiana University School of Medicine di Indianapolis.

“Sappiamo che i papà depressi sono meno legati ai propri figli, il che può avere conseguenze cognitive e comportamentali – continua Cheng – I padri che sperimentano i sintomi della depressione, che includono tristezza, irritabilità, agitazione e rabbia, non dovrebbero nascondere i loro sentimenti e farsi aiutare da un professionista”.

Poiché la depressione dei genitori può avere effetti dannosi sulla salute fisica e mentale dei bimbi piccoli, l’American Academy of Pediatrics raccomanda che entrambi i genitori i sottopongano a screening per la depressione durante le visite di controllo con i loro figli.

Papà e visite mediche dei bimbi. Come evidenzia lo studio, un problema di questo approccio è che i papà spesso non portano i bimbi dal medico. Nel lavoro è emerso che i padri sono stati presenti in più di 2.900 visite, circa il 31% delle volte. Erano tuttavia meno propensi a venire a questi controlli quando i figli erano più grandi. Su 806 visite in cui i padri hanno compilato questionari per lo screening, 36 uomini sono risultati positivi alla depressione. Questo dato è approssimativamente equivalente alla percentuale di madri risultate positive.Ma di tutti i genitori valutati, i padri comprendevano solo il 12% delle persone che risultavano positive alla depressione. Questo per gli autori suggerisce che molti uomini non sono stati diagnosticati né trattati.

I commenti. Una limitazione del lavoro è legata al fatto che i dati sono stati rilevati in cinque cliniche di Indianapolis ed è quindi possibile che i risultati dello screening possano essere diversi altrove. “È anche possibile che non tutte le persone risultate positive allo screening siano poi state effettivamente diagnosticate depresse – osserva Karen Wynter, ricercatrice in infermieristica e ostetricia alla Deakin University di Melbourne, che non è stata coinvolta nel lavoro – I padri, inoltre, potrebbero non riferire gli stessi sintomi delle madri. Potrebbero, per esempio, essere meno inclini delle donne a riferire pianto, ma più propensi a far registrare irritabilità, rabbia, uso di alcol o cambiamenti nelle abitudini di lavoro. Segnali che gli uomini non si stanno adattando bene alla nuova vita con il bimbo”.

Fonte: JAMA Pediatrics 2018

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Giovedì 13 Aprile, il Dott. Rossi parteciperà all'inaugurazione della mostra DRAWJOB L’eros spiegato da 22 illustratori, 6 scrittrici, 2 esperti e 1 film, presso Spazio Tapirulan
Corso XX Settembre 22, Cremona

info a questo LINK 

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Martedì 9 Maggio,  presso l’elegantissimo Chervò Golf Hotel spa & resort San Vigilio in località Pozzolengo  (a 5  min dall’uscita autostrada di Sirmione , BS), il Dott. Rossi terrà un incontro, con apericena, dal titolo EROS SENZA TABU' UN PERCORSO VERSO IL PIACERE. L'incontro, realizzato in collaborazione con La Chiave di Gaiasi pone come obiettivo quello di stimolare, interagire, incuriosire, informare ed arricchire la conoscenza verso l’argomento Eros senza Tabù . Per info e iscrizioni seguite questo link

 

 

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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