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Ironia e senso dell'umorismo fanno bene al rapporto di coppia

Temere di essere presi in giro ha invece un impatto negativo

Un pizzico di ironia e senso dell'umorismo fa bene al rapporto di coppia. Se i partner condividono risate o accettano di essere presi in giro bonariamente nella stessa misura, tendono ad essere più soddisfatti delle loro relazioni. Lo rileva una ricerca della Martin Luther University Halle- Wittenberg, in Germania, pubblicata sulla rivista Journal of Research in Personality. La risata gioca un ruolo importante, ma quello che può fare la differenza secondo gli studiosi è accettare che l'ironia venga rivolta verso se stessi: alcune persone temono questo atteggiamento, perché lo vedono legato alla derisione, altre amano essere al centro dell'attenzione eprovocare intenzionalmente situazioni che fanno ridere gli altri. Per lo studio sono state condotte interviste online che hanno riguardato 154 coppie eterosessuali. I partecipanti hanno risposto separatamente alle domande sulle loro relazioni e i ricercatori hanno anche studiato il modo in cui gestivano le risate indagando anche sul loro gradimento per i momenti di divertimento in compagnia. Le risposte per ciascuna coppia in una fase successiva sono state messe in relazione, riscontrando che fra i partner vi era in molti casi una certa sintonia e quando questo accadeva le relazioni rendevano più soddisfatti, anche dal punto di vista dell'intesa sessuale. In particolare, è emerso che temere di essere presi in giro (con un termine specifico gelotofobia) aveva invece un impatto negativo sul rapporto di coppia, portando a una minore soddisfazione generale. (ANSA).

ENDOMETRIOSI, INFERTILITÀ DI COPPIA

 

Gli esperti della Procreazione Medicalmente Assistita si sono riuniti a Padova per WE ART MERCK, l’evento ideato da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, per celebrare la sua storia nel campo della fertilità e la volontà di continuare ad apportare progresso e innovazione in quest’area. Con WE ART MERCK, l’azienda ha proposto un momento di confronto che poggia le basi su una storia di eccellenze italiane e guarda al futuro, con l’obiettivo di illustrare alle nuove generazioni di clinici e biologi uno stato dell’arte della PMA, nell’ottica di un continuo progresso scientifico.

Tra le tematiche al centro dell’evento, l’endometriosi, l’infertilità di coppia e la personalizzazione della terapia.

“Oggi è possibile convivere con l’endometriosi – afferma Edgardo Somigliana – Docente all’Università degli Studi di Milano e Responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – tenendo sotto controllo i sintomi e mantenendo una buona qualità di vita. Il primo importante passo è che le pazienti accettino la malattia e che comprendano che può essere ben curata anche se una cura immediata e definitiva non esiste.

Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alla malattia è totalmente cambiato rispetto al passato in cui prevaleva quello chirurgico: ove possibile, attraverso una terapia farmacologica (pillola o progestinici) si cerca ora di creare un ambiente ormonale stabile che di fatto consente di avere ottimi risultati nella maggior parte delle pazienti. Il dolore che spesso affligge le donne affette si manifesta, infatti, per lo più come conseguenza delle fisiologiche fluttuazioni ormonali. Abolendole, si va ad interrompere il circolo vizioso che causa il dolore. Se poi la paziente desidera un bambino, può sospendere le cure e cercare di concepire naturalmente; una

gravidanza generalmente impatta positivamente anche sull’endometriosi poiché produce gli stessi benefici di stabilizzazione che si ottengono con la pillola o i progestinici mantenendo, quindi, costanti le fluttuazioni ormonali tipiche della malattia. Dopo la gravidanza, come dopo la sospensione di qualunque terapia ormonale, le fluttuazioni ormonali ricominciano e la sintomatologia si ripresenta – conclude il Prof. Somigliana – per cui è buona norma non “dimenticarsi” della malattia e riprendere la terapia ormonale assunta in precedenza”.

L’endometriosi è causa di infertilità nel 15-20% dei casi e circa la metà delle pazienti con endometriosi è infertile.

“Un grande aiuto per queste donne può arrivare dalle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita – afferma Filippo Ubaldi, Direttore del Centro di PMA GENERA, vicepresidente SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità) – e il percorso terapeutico dipende da diversi fattori quali l’età della donna, la riserva ovarica, da quanto tempo cerca la gravidanza e se ha o meno dolore. In presenza di dolore, infatti, l’eventuale sintomo infertilità deve passare in secondo piano e il medico deve prima pensare a curare il sintomo dolore. Di fondamentale importanza è l’età: in una donna di 39-40 anni con endometriosi che cerca un figlio da più di un anno, sottoporre la paziente a fecondazione in-vitro può rappresentare un valido approccio terapeutico. Viceversa, in una donna con più tempo riproduttivo a disposizione, per esempio a 30 anni, con una buona riserva ovarica e senza altri fattori d’infertilità di coppia che cerca un figlio da più di un anno, si dovrebbe cercare di curare l’endometriosi medicalmente e/o chirurgicamente per poi lasciarla provare a concepire spontaneamente per almeno 6-12 mesi. Nel caso, invece, di quelle donne più giovani, con età inferiore a 35-36 anni, che devono sottoporsi alla rimozione chirurgica di voluminose cisti endometriosiche (endometriomi) soprattutto se bilateralmente – conclude il Dottor Ubaldi – è molto consigliata la crioconservazione degli ovociti perché un intervento chirurgico bilaterale alle ovaie comporta un rischio di menopausa precoce pari al 2,6% e in ogni caso determina una riduzione significativa della riserva ovarica”.

Negli ultimi anni l’esperienza clinica e le evidenze scientifiche raccolte hanno permesso di capire che ogni paziente è differente dall’altro e che un trattamento standard non può essere la chiave per ottenere una risposta ottimale. È necessario, quindi, studiare e conoscere in dettaglio la fisiologia dell’apparato riproduttivo maschile e femminile e di conseguenza applicare approcci terapeutici personalizzati, studiati per rispondere efficacemente alle caratteristiche dei singoli.

“Merck è impegnata nella lotta all’infertilità da più di 60 anni, una storia – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia – che si caratterizza non solo per l’attenzione ai bisogni dei pazienti ma, anche, per la volontà di essere pionieri nell’innovazione e guidare il progresso scientifico in questo settore, grazie alla collaborazione con gli specialisti e a un continuo impulso alla ricerca, interna e esterna”.

 

fonte Agora news

Deficit erettile e cause genetiche

empre più uomini oramai soffrono di disfunzione erettile e, secondo, uno studio riportato sulla rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrerebbe essere stato individuato, tra le varie cause, anche un fattore genetico. Il problema è sorto quando il 50% degli uomini affetti da questa patologia non hanno più risposto efficacemente alle soluzioni farmacologiche esistenti. Eric Jorgenson, autore dello studio, spiega che su 36.649 pazienti del Kaiser Permanente Northern California, e confermato anche dai risultati di un secondo database in Gran Bretagna, è emerso che la variante genetica comprende da sola il 2% del rischio di impotenza. A fronte di ciò, il genetista si è subito attivato per trovare nuovi trattamenti mirati differenti da quelli legati ad altri fattori "Sappiamo che ci sono altri fattori collegati alla disfunzione erettile tra cui il fumo, l'obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari, e gli uomini che affrontano questi fattori possono ridurre il rischio. Poiché la regione che abbiamo identificato nel genoma umano sembra agire indipendentemente da questi fattori di rischio, lo sviluppo di nuovi trattamenti mirati alla variazione di questa posizione genetica potrebbe essere di aiuto per quegli uomini che non rispondono al trattamento attuale".

Fonte libero

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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