Le origini del vibratore

Ancora oggi il vibratore è considerato un oggetto da sex shop che se cade da una borsetta o spunta fuori da una valigia all'aeroporto genera sempre un qualche imbarazzo e molti sorrisetti ammiccanti. E questo perchè il sex toy per eccellenza è considerato oggi l'oggetto di piacere femminile al quale si ricorre se l'uomo non c'è o la donna non lo vuole. E perchè la pornografia se n'è appropriato facendone uno strumento a volte più di tortura che di piacere.

Ma il vibratore ha un quarto di nobiltà, una origine aristocratica che non tutti conoscono e che ha a che fare molto con la salute, soprattutto mentale della donna.

Non era infatti il piacere femminile a interessare, nel 1880, l'inventore del vibratore. Ma la cura dell'isteria. Le donne frigide, infatti, fin dall'antichità, sono state considerate malate e l'isteria, diagnosticata come malattia cronica comune, veniva attribuita proprio all'insoddisfazione sessuale.


A ripercorre la storia degli strumenti di piacere femminili è la studiosa americana Rachel Maines nel libro "Tecnologia dell'orgasmo".Il vibratore nacque e si diffuse a scopi terapeutici. Venne infatti concepito come l'ultima di una lunga serie di soluzioni per i disturbi psichici delle donne.


Dai tempi di Ippocrate fino agli anni Venti, provocare l'orgasmo alle pazienti isteriche era una prassi normale e diffusa in tutto l'Occidente.

"La richiesta di questo tipo di cure - scrive l'autrice - nasceva da due ordini di motivi: il divieto della masturbazione femminile, considerata lasciva e potenzialmente nociva per la salute e il fatto che la maggior parte delle donne non aveva rapporti regolari e soddisfacenti". Prima di diventare un oggetto da sex-shop, il vibratore veniva venduto nelle farmacie e utilizzato solo dal medico. Già dal 1880 iniziò una produzione di diversi modelli, dai più economici fino al Chattanooga, una vera e propria macchina che costava , nel 1909, ben 200 dollari.


Nella seconda metà dell’Ottocento in Inghilterra quando rispettabili medici vittoriani si sentono esausti di portare le pazienti di sesso femminile all’orgasmo, o meglio al ‘parossismo isterico’ (il che è molto diverso non dimentichiamolo), usando soltanto le dita e per questo motivo iniziano a immaginare un dispositivo per massaggiare la zona pelvica al posto loro.

Oggetti di forma fallica venivano usati nelle pratiche sessuali già dall’antica Grecia, ma il primo oggetto vibrante per la stimolazione clitoridea nacque in Francia nel 1734. Si chiamava “tremoussoir” e, con un meccanismo a molla, curava le donne affette da isteria. Nonostante questa invenzione, evidentemente poco pratica, i medici continuarono ad usare le mani con conseguenti dolori alle dita e ai polsi dovuti alla lunghezza del trattamento.

Fu soltanto dopo oltre un secolo che i medici trovarono un valido aiuto nel trattamento contro l’isteria.

Nel 1869, George Taylor, un fisico statunitense, inventò il “manipulator”: un tavolo a cui era collegata una sfera che esercitava la stimolazione della clitoride e che veniva avviata da un macchinario a vapore. Il manipulator divenne uno strumento comune tra i medici insieme alla “doccia pelvica” ovvero un forte getto d’acqua indirizzato verso i genitali della paziente.

Con l’arrivo, nel 1899, del primo vibratore a batteria furono inventati e commercializzati circa un centinaio di diversi oggetti, i quali, in questo periodo, venivano acquistati soprattutto dai medici per la cura delle pazienti. L’invenzione del vibratore è stata considerata infatti fin dal principio come un normale strumento medico, non meno rispettabile di uno stetoscopio.

Ma torniamo ai primi esempi di vibratori. Prima di quelli con le batterie, i primi esemplari venivano alimentati da un generatore grande con un frigorifero e, ovviamente, era disponibile solo in ambulatori medici e poteva essere gestito solo da esperti.

Quando l’elettricità cominciò a diffondersi, nacquero versioni più piccole e portatili di vibratori, simili ad asciugacapelli. All’inizio del Novecento, oltre 50 varietà di vibratori erano disponibili sul mercato.


Fino agli anni venti del Novecento, il vibratore, o ‘massaggiatore’ come era chiamato, ha goduto di una popolarità di tutto rispetto alimentata da una forte pubblicità nelle riviste per signore.

Slogan li descrivevano come ‘deliziosi compagni’, qualcuno prometteva ‘tutto il piacere della gioventù vibrerà dentro di voi’. I vibratori venivano venduti al pari di altri innocui apparecchi elettrici domestici.


A quanto pare, all’inizio del secolo scorso le signore benestanti godevano di una certa libertà nell’usare strumenti di piacere a proprio… piacimento e vantaggio. Questa idea è rafforzata da un certo linguaggio di cui abbiamo tracce nelle riviste del tempo in cui si insinuano, senza pudore, consigli sui migliori ‘massaggiatori penetranti garantiti per creare un desiderio irresistibile in ogni donna’.Il discreto velo del decoro medico sopravvisse fino alla fine degli anni ’20 quando gli oggetti così tanto desiderati dalle donne iniziarono a comparire nei primi film pornografici. Fu così che il pubblico educato gridò allo scandalo e il vibratore entrò definitivamente tra gli oggetti tabù del Novecento.


Ma la storia del vibratore non finisce qui, dopo circa mezzo secolo, intorno agli anni ’60, l’oggetto del piacere ritorna come un giocattolo sessuale piuttosto audace. Secondo ‘il Rapporto Hite’, l’indagine della famosa femminista americana Shere Hite sul comportamento sessuale delle donne americane, negli anni ‘70 solo l’1% di donne ne aveva usato uno.


Questo è stato un dato importante, considerando che la maggior parte dei vibratori degli anni della cosiddetta ‘liberazione sessuale’ sono stati modellati su una nozione molto maschile di ciò che una donna vorrebbe, un fallo di grande taglia, replicante, in altre parole, dell’anatomia su cui c’era la “carenza”.

A differenza di oggi in cui viene prestata finalmente la giusta attenzione alla sessualità e all’anatomia femminile.


Infine, colpo di scena: negli ultimi 15 anni il vibratore ha subito una sorta di rinascita. È ritornato con l’invenzione del ‘Coniglio Rampante’ a metà degli anni ‘90, reso popolare dalla sua apparizione in Sex and the city nel 1998, un modello particolare perchè dispone di uno stimolatore clitorideo.


L’avvento dello shopping online ha anche contribuito ad incrementare le vendite da quando il marchio Ann Summers è andato online nel 1999, il negozio ha venduto un milione di conigli in 12 mesi e il fatturato annuo nel Regno Unito continua a superare quello delle lavatrici e delle asciugatrici combinate. Ispirato dal suo successo, altri produttori hanno progettato modelli che prestano maggiore attenzione all’anatomia femminile piuttosto che per quella maschile.
Non è così sorprendente che un sondaggio del 2009 americano ha rilevato che oltre il 50% delle donne aveva usato un vibratore almeno una volta nella loro vita fonte Staibene.it