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Amore e sesso ci pensa lo smartphone

L’amore ha le sue leggi e i suoi segreti, ma cercare l’anima gemella con un’app richiede qualche accortezza in più. E una disposizione d’animo aperta a tutte le possibilità: una serata divertente, una notte indimenticabile, la storia di una vita, ma pure delusioni, imbarazzi, risate. L’amore al tempo delle app ha una sola regola da non dimenticare: l’arma di seduzione può essere uno smartphone o un sorriso, ma il buonsenso serve sempre. Quindi, no agli appuntamenti in luoghi isolati, specie la prima volta, chiarezza nelle intenzioni, attenzione alle aspettative esagerate.  

Non c’è bisogno di essere esperti di tecnologia, e volendo non serve nemmeno un programma apposta: basta Facebook, a spulciare tra gli amici degli amici si trova sempre qualche sorpresa. Identificato l’obiettivo, passate in rassegna foto e informazioni personali (ma non tutti permettono che siano visibili all’intera comunità) basta chiedere l’amicizia. Considerato il contatto in comune sarà facile che la richiesta venga accettata; poi si comincia a chattare e il resto viene da sé (o magari no). Il vantaggio più evidente è che su Facebook è difficile mentire: le foto, i like e gli status sono un ritratto abbastanza fedele di chi c’è dall’altra parte dello schermo.  

Da considerare anche un uso obliquo di Instagram: basta mettere una parola chiave (ad esempio una città, oppure una caratteristica fisica) e scorrere le foto. Si segue chi ha scattato quelle più interessanti, si avvia una conversazione via chat e poi chissà. Instagram è il regno dei selfie, quindi attenzione a chi posta solo foto dei suoi addominali: il rischio narcisismo è altissimo.  

Per le app da scaricare e installare su smartphone, la scelta è ampia e articolata. L’ultima novità è Tinder: ci si iscrive via Facebook (ma una schermata avvisa subito che nessuno dei vostri amici lo saprà), poi si sceglie il sesso del partner e il raggio di ricerca. L’app mostrerà una serie di volti, con età e interessi, come un mazzo di carte: spostandoli verso sinistra li si ignora, a destra si avvia una chat. Semplice ed elegante nell’interfaccia, Tinder è gratuito, disponibile per iPhone o Android. Ottimo, ci dice l’esperto, per agganciare turisti di passaggio, specie se etero. Per chi è gay, invece, c’è Grindr (anche per Blackberry), poco adatto agli incontri romantici e più indicato per concludere subito: fondamentale la scelta del nickname e della foto, altre indicazioni si ricavano dalla scheda personale. Chat ridotta al minimo, ma la geolocalizzazione aiuta a capire la distanza dalla preda: può anche essere il vicino di casa. Le funzioni di base sono gratuite, e pagando si possono sbloccare filtri e opzioni avanzate. Le ragazze che cercano ragazze faranno bene a provare Brenda.  

Grandi classici del dating online sono OkCupid, Zoosk, Badoo, dove l’offerta è vastissima, e va dagli incontri romantici alle serate trasgressive (ma attenzione, c’è anche chi si fa pagare). Tra le app emergenti in Italia segnaliamo Blendr (nata due anni fa, ora usa lo stesso network di Badoo) e Pure, indicata per chi non ha voglia di perdersi in chiacchiere. Su Snapchat l’età si abbassa e le foto diventano più esplicite, anche perché dopo qualche secondo testi e immagini scompaiono. Divertente, ma si conclude poco.  

Se poi da una di queste app la conversazione si sposta su Whatsapp, ormai è fatta. Allora meglio vedersi il prima possibile (il nostro esperto suggerisce un gelato anziché una cena, si spende meno e non si rischia di rimanere bloccati per un’ora a parlare di argomenti poco interessanti). Se il/la partner è straniero/a, può tornare utile Google Traduttore (per iOs e Android), che fa da interprete simultaneo e discreto in oltre 40 lingue.  

E ora esiste un’app anche per quando non c’è più niente da dirsi. Somebody funziona così: si digita il messaggio da recapitare all’(ex) partner, di una notte o di una vita, un amico comune provvederà a consegnarlo. Sembra un’idea da film, e infatti c’è: diretto dalla regista americana Miranda July, è stato appena presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.  

Coming out di Ministre gay in colombia

Cecilia Alvarez Correa, ministra per il Commercio, l'Industria e il Turismo nel governo del presidente colombiano Juan Manuel Santos, ha confermato di essere legata sentimentalmente con la sua collega per l'Educazione, Gina Parody, e ha ringraziato Santos per averle scelte per il suo gabinetto "esclusivamente per motivi professionali, e senza mai intromettersi in questioni private".

Il coming out di Alvarez Correa è arrivato dopo che Alfredo Molano -noto giornalista e sociologo colombiano- ha detto in un'intervista che ciò che più gli piace del governo Santos "è l'unione fra Gina e Cecilia, ossia il fatto che due donne lesbiche abbiano un rapporto stabile a allo stesso tempo facciano parte del gabinetto".

Versioni sull'orientamento sessuale delle due ministre e sul loro rapporto personale circolavano da settimane, ma dopo l'intervento di Molano Alvarez Correa ha voluto chiarire in prima persona la faccenda, non senza osservare: "Non ho mai capito perché questo tipo di domande non le fanno agli uomini". fonte ANSA

Gli scout italiani aprono ai gay

«Dove c'è amore non può esserci peccato, e che quindi anche due persone dello stesso sesso o due conviventi o una persona divorziata devono avere la possibilità di vivere nella comunità degli scout in piena uguaglianza e dignità». È quanto 456 giovani scout, espressione di altri 30.000 iscritti di tutta Italia, hanno voluto scrivere nella "Carta del Coraggio" redatta nel corso della route nazionale dell'Agesci (l'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) tenutasi a San Rossore dal 7 al 10 agosto.

Si stabilisce anche che la famiglia sia rappresentata da «qualunque nucleo di rapporti basati sull'amore e sul rispetto» e si chiede all'Agesci che «dimostri maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società» e che «non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l’educatore mantenga i valori dell’integrità morale». Un appello è riservato anche Chiesa, invitata a «accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall'amore».

Tale documento è la sintesi di un lavoro svolto nel corso di un anno dai vari gruppi locali, sintetizzato e riassunto dal Consiglio Nazionale R/S, discusso in 456 campi mobili tenutesi in tutte le regioni italiane ed approvato dalla maggioranza degli stati generali dell'Associazione. Insomma, tutt'altro che un documento campato in aria.

Dinnanzi ad una simile apertura, l'Associazione ProVita ha pubblicato un indecente articolo in cui tale politica viene derisa. L'autore parla di «apertura all'omosessualismo», dice di non capire che cosa si intenda con il termine «amore» e ipotizza che quella carta voglia legittimare il «poliamore». Non manca anche il solito indegno accostamento fra omosessualità e pedofilia, con l'articolo che, parlando di scout gay, afferma: «se non pratica sesso con i lupetti, può anche far propaganda all'ideologia omosessualista? Può insegnare ai bambini e ai ragazzi che il "genere" se lo scelgono e se lo cambiano a piacimento?».

La proposta viene bollata come «fumo di Satana» e si sentenzia che «i genitori, non solo non possono più stare tranquilli quando mandano i figli a scuola, ma neanche quando li mandano agli scout». Insomma, vera e propria carta straccia.

Non paga di ciò, a due giorni di distanza l'Associazione ProVita è tornata sull'argomento sostenendo di aver ricevuto una provvidenziale «presa di posizione di alcuni capi scout che tengono a prendere le distanze da quanto presente nella "Carta del Coraggio" i cui contenuti non sono in linea con le linee guida valoriali dell'associazione stessa».

Chi sono questi capi? Perché anziché rivolgersi agli organi associativi scrivono ad un'associazione che vuole uccidere il maggior numero possibile di adolescenti impedendo la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili? E, soprattutto, perché citano gli articoli apparsi su pubblicazioni integraliste come "Radio Spada", "Notizie ProVita" o "Il Timone" anziché riferirsi agli organi associativi ufficiali? Tutte domande che l'associazione lascia inevase.

Ammesso che la lettera esista davvero, il testo proposto si lancia in precisazioni imbarazzanti: «Occorre precisare innanzitutto che questo documento è stato scritto da ragazzi la cui età oscilla tra i 16 e i 20 anni, riunitisi in un organo non ufficialmente riconosciuto in associazione, e che stanno ancora vivendo la proposta educativa offerta loro dallo scoutismo. Essa rappresenta, quindi, uno strumento educativo sfruttato dai capi dell'associazione per aiutare i ragazzi a delineare i loro impegni concreti che, come buoni cittadini e buoni cristiani, sentono di voler concretizzare nell'immediato futuro e nella loro quotidianità».

Che la ruote nazionale non sia un organo riconosciuto appare assai strano, soprattutto considerato come sia il nodo focale dell'associazione... ma le sorprese non finiscono qui: «Come capi -prosegue la presunta lettera- ci sentiamo in dovere di prendere le debite distanze dalle dure (ma a volte comprensibili) critiche di chi in questi giorni può aver pensato che il metodo educativo Agesci preveda ora nuove aperture alle ideologie imperanti della società moderna. Ci teniamo a ribadire con fermezza che non abbiamo alcuna intenzione di educare i nostri ragazzi alle deliranti teorie del gender o ad altre follie simili della nostra epoca. La nostra proposta è mirata unicamente ad educare, secondo gli insegnamenti autentici di Cristo, buoni cristiani e buoni cittadini, capaci un giorno, con spirito critico e con una solida base valoriale cattolica, di compiere le scelte che più riterranno opportune per realizzarsi pienamente nella loro Vocazione, sia essa nella vita religiosa, nel vincolo sacramentale della famiglia naturale, nel lavoro».

Chiunque conosce la struttura dell'Agesci sa bene che se una simile lettera venisse ufficializzata e portata a conoscenza dei gruppi locali, nel giro di un quarto d'ora non si sarebbero più iscritti. In poche righe viene calpestata qualsiasi strategia organizzativa ed educativa rivolta ai ragazzi, quasi a sostenere che li si si stia pendendo in giro e che il loro lavoro e le loro idee non abbiano alcun valore.

Più plausibile e pensare ad una minoranza intenzionata ad imporre la propria volontà medioevale, motivo che giustificherebbe anche il ricorso ad una simile associazione anziché ad organi ufficiali che -giustamente- avrebbero sottolineato come le discriminazioni individuali non possano avere prevalenza su una struttura decisionale "dal basso" ben definita. Non a caso un un passaggio della presunta lettera si legge: «ci impegniamo a sensibilizzare l'intera associazione e gli altri capi che non hanno le stesse idee in merito, affinché al prossimo Consiglio Nazionale si rivalutino quei contenuti della Carta incoerenti con il Magistero della Chiesa e con il nostro Patto Associativo, dissentendo da una visione confusionaria dell'amore e della famiglia naturale». Perché mai si dovrebbe chiedere di «rivalutare» un qualcosa che si sostiene non abbia valore? Non sarà mica che quell'affermazione sia falsa e strumentale? fonte http://gayburg.blogspot.it

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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